Call for paper Leussein 2021:  ‘Esilio’

Invito rivolto a tutti gli studiosi a partecipare al numero di Leussein 2021

La rivista scientifica Leussein propone un call for papers sul tema “Esilio”. Gli articoli dovranno avere lunghezza minima di 30 battute (spazi inclusi) e massima di 60 battute (spazi inclusi) ed essere inviati in forma definitiva entro (30 novembre 2021), in formato doc, secondo le norme stilistiche della rivista riportate in calce. E’ possibile inviare articoli in italiano, inglese, francese, spagnolo. Gli articoli potrebbero essere sottoposti a procedura di double blind review.

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“L’esilio è una sorte tristissima. Prima dell’epoca moderna la messa al bando era una punizione particolarmente atroce, poiché non comportava soltanto anni di peregrinazioni senza meta lontano dalla famiglia e dai luoghi familiari, ma significava anche diventare una sorta di reietto senza speranza, che in nessun luogo si sarebbe mai sentito a casa, in perenne conflitto con l’ambiente, inconsolabilmente legato al passato, pieno di amarezza riguardo al presente e al futuro. L’idea dell’esilio è sempre stata associata al terrore di essere un lebbroso, socialmente e moralmente un intoccabile. Ma nel ventesimo secolo, l’esilio ha subito una trasformazione: l’antica punizione, espressamente, talora esclusivamente concepita per taluni individui eccezionale – come il grande poeta Ovidio, bandito da Roma e confinato in una remota località del Mar Nero-, è diventata oggi un castigo crudele che colpisce interi popoli e comunità, spesso conseguenza indiretta di fattori impersonali quali una guerra, una carestia, un’epidemia.” [Edward Said, Dire la verità]

“Al momento trovo l’esilio una categoria più appropriata di quella di esodo. Perché noi che volevamo «cambiare il mondo», adesso siamo come emigrati interni, con diritti ma senza riconoscimento, in senso hegeliano, confinati dentro questo mondo, che è cambiato per conto suo, il mondo del mercato e del denaro, della tecnologia avviata a esiti postumani, della comunicazione al posto del pensiero, dell’individuo senza persona, della massa senza popolo, del popolo senza classe” [Mario Tronti, “Che fare?”, intervista rilasciata a “il manifesto” il 24 luglio 2021].

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Proposta:

  • Descrizione dell’ipotesi di articolo in formato word, 1 cartella (2000 battute)

Scrivere a

  • rivista@leussein.it
  • Riportare in Oggetto: call 1-2-3/2021 “Esilio”
  • Allegare breve scheda (10 righe) con posizione biobibliografica personale (3 ultime pubblicazioni)

Scadenze:

  • Proposta: entro il 30 ottobre 2021
  • Consegna: entro il 30 novembre 2021
  • Pubblicazione prevista: entro il 15 dicembre 2021

 Norme redazionali

  • Minimo 20 mila battute (spazi inclusi) – massimo 40 mila battute (spazi inclusi)
  • Le specifiche norme redazionali verranno date all’accettazione della proposta da parte della redazione

Manifesto della rivista:

In un’epoca caratterizzata da un sentire comune e omologato dalla “società dello spettacolo” (che ipostatizza l’aspetto emotivo, scindendolo dalla sorveglianza critica), dove anche l’informazione (ridotta a sensazionalismo e vouyerismo) fatica non poco a proporre uno sguardo sul mondo attingendo i fatti da fonti genuine e attendibili, l’oscillazione emotiva denotata del verbo Leusso riconsegna all’esperienza del vedere tutta la sua imprevedibilità e allo spettatore la responsabilità di decifrare e tradurre il segno di ciò che vede.

Leussein in greco antico significa “vedere qualcosa che ha una luce propria con sguardo fiero e libero con riferimento a cose gioiose e piacevoli ma anche angosciose e paurose”. L’ambivalenza semantica rivela che il suo significato specifico dipende dal modo di vedere, da come si dà valore all’oggetto veduto e ai sentimenti che accompagnano questo atto. E’ la natura stessa della conoscenza ad essere influenzata dal modo in cui ci si rapporta al mondo.

Saper vedere affettivamente significa vivere questa epoca di transizione con il coraggio e l’incombenza di non estraniarci dal mondo, di non limitare lo sguardo lì fin dove giunge la soglia della nostra sicurezza, ma confrontarci con la significativa emozione che porta chi dal nostro sguardo è per qualsiasi ragione escluso, andandolo piuttosto a cercare per compatirne e comprenderne il carico di sofferenza, frustrazione, incomprensione e indifferenza che  esso prova. Che questo sia un compito a vasto raggio, che implichi i più diversi saperi, come le diverse dimensioni del reale, lo dimostra il fatto che ogni importante emozione dell’altro non percepita per la sua valenza, ma isolando l’altro come Estraneo, Straniero, Nemico, impedisce la già ricordata “fusione di orizzonti” che significa invece sostituire i “giudizi” ai “pre-giudizi”, vedere con occhi diversi l’altro, acché lui possa vedere diversamente noi. Questo autentico cambio di paradigma, gnoseologico come esistenziale, è a nostro modo di vedere indispensabile per riconsiderare oggi il ruolo dell’intellettuale nel mondo della globalizzazione e del clash of civilisations.

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