VGE, l’aristocratico pop

VALERY GISCARD D’ESTAING

Mercoledì 2 dicembre è morto il più longevo degli ex-presidenti della Repubblica francese, Valéry Giscard d’Estaing. Questo elegantissimo signore di 94 anni chiude in qualche modo un’epoca, l’epoca dei grandi personaggi del secolo scorso.
Trovo che la figura di VGE sia abbastanza sconosciuta per noi. Eppure questo elegante ingegnere è stato fautore di molte riforme che hanno marcato la Francia come l’Europa. Figlio di un grande borghese, Valéry, giovanissimo, combatte con l’esercito franco-americano per la liberazione della Francia e del sud della Germania. Ed è qui che matura i primi sentimenti europeisti, vedendo non solo le sofferenze che straziavano il Vecchio continente, ma anche le similitudini tra i vari Paesi. Dirà che il primo tedesco che vide, lo vide per sparagli, ma Helmut Schmidt -l’ex cancellerie della Germania ovest- sarà un suo grande amico e alleato politico nel progetto di unificazione europea e gestione della crisi monetaria.
Valéry Giscard d’Estaing, VGE per i francesi –i quali hanno un’ossessione tutta loro per gli acronimi- scala le gradinate del potere e si ritrova ministro delle Finanze sotto la presidenza di Charles de Gaulle. La stima che il Generale nutriva per lui non gli impediva di riservare a VGE alcune stoccatine: “l’unico problema di Giscard è il popolo”, a causa della sua proverbiale riservatezza ai limiti della supponenza. O quando defì il lancio di un prestito straordinario (finanziamento attraverso i titoli di stato): “ un prestito senza titolo, da uno col titolo in prestito”, allusione al suffisso d’Estaing acquisito dal padre di VGE pochi decenni prima.
Per diventare presidente della Repubblica, Giscard sceglie la via della modernità. Fa tesoro dei consigli che gli aveva dato J.F. Kennedy nel 1962, reinventa la comunicazione politica in Francia: le immagini sono a colori, le posture informali e un documentario lo filma durante la campagna elettorale del 1974. Vuole essere il presidente della gioventù, il Presidente “pop”. C’è anche Brigitte Bardot che si fa fotografare con una maglietta bianca aderente con la scritta “Giscard”. Vince.
Diventa il più giovane Presidente della Repubblica, primato che gli sarà scippato nel 2017 da Emmanuel Macron, col quale, spesso, molti trovano filiazioni. In effetti mi potrebbe ricordare la parentela tra l’imperatore Bonaparte e suo nipote, Napoleone “il Piccolo”.
Il settennato di Giscard si svolge tra alterne fortune e due crisi petrolifere. Modernizza la Francia con l’introduzione del divorzio consensuale, dell’aborto, liberalizzando sia la contraccezione sia le frequenze radio-televisive. Non abolisce però la pena di morte. Dà grande impulso a programmi di sviluppo più pragmatici rispetto ai suoi predecessori. E così il treno veloce TGV è preferito al transatlantico France; a Parigi viene bloccato lo sbancamento dei quais della Senna per fare tangenziali e vengono istituite le giornate del patrimonio (equivalente francese del nostro FAI). Vuole fare della Francia la più importante delle medie potenze archiviando la retorica della grandeur.
L’aumento della disoccupazione ostacola però la sua rielezione. I francesi hanno voglia di sognare e non di vivere la crisi. Sarà Mitterrand ad allontanarla attraverso un affascinante programma economico e sociale. Vince. Così il 19 maggio 1981 Giscard si congeda con il suo celebre au revoir. Dopo soli tre anni il presidente socialista è costretto a ritornare sui suoi passi sul fronte economico, ma ha abolito la pena di morte.

Sul piano internazionale alcune delle intuizioni di Giscard continuano. L’Euro, a cui ha contribuito con l’originario progetto dell’ECU e dello SME, è la nostra moneta comune. Ciclicamente i grandi della terra si trovano nei G7 o G8 che lui aveva istituito. Suo malgrado anche noi rientrammo nel novero, nonostante il progetto originario non prevedesse l’Italia, Paese giudicato troppo instabile con i suoi governi ballerini e poco affidabile a causa del terrorismo. Altre invece sono state rigettate, come il progetto di una Costituzione europea, da lui fortemente sostenuta quando era a capo della Convenzione e rigettata nel 2005 da un referendum in Francia e Paese Bassi.
Infine, il nome di Valéry Giscard d’Estaing è legato a un raffinatissimo piatto: la zuppa VGE a base di tartufi, che cucinò per lui lo chef Bocuse all’Eliseo. Un piatto decisamente aristocratico per il presidente “pop”.



Avatar

Si è laureato in Scienze Storiche all’Università degli Studi di Milano con una tesi italo-francese su: "La Francia alla prova della Gauche plurielle. Il governo Jospin 1997-2002”. Nel 2017 partecipa al Servizio civile nazionale con un progetto di storia della memoria presso Arci servizio civile Bologna con: "La Memoria come strumento di educazione alla Pace", per poi collaborare con l’ANED di Milano. Ha studiato a Bruxelles, Berlino e Parigi. Nel 2013 si laurea in scienze politiche alla “Statale” di Milano, con "L'opinione pubblica francese e il caso Moro". Diplomato come Film - maker presso la scuola civica di Milano, dal 2010 ha collaborato con la web radio "shareradio.it". Appassionato di storia, Prima repubblica e di trasporti, attualmente frequenta un master di economia dei trasporti e della logistica all'università Bocconi.


'VGE, l’aristocratico pop' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Copyright Gaia srl - Edizioni Universitarie Romane - p.iva 06984431004 -  Privacy Policy - Cookie Policy -  Sito realizzato da Fabio Perroni