Nuovi metodi per l’apprendimento: imparare le lingue con le app. Intervista a Barbara Bais

D. Barbara Baisi[1], a dieci anni dalla nascita, Babbel è una delle app per imparare le lingue più importanti al mondo. Attualmente offrite vari programmi per imparare quattordici lingue. Come è cominciato tutto questo?

R. La storia di Babbel ha inizio nel 2007, quando i fondatori Markus Witte, Thomas Holl, Lorenz Heine e Toine Diepstraten (Toine e Lorenz nel frattempo hanno lasciato Babbel) scoprono che ancora non esiste un metodo vero e proprio per imparare le lingue online. Un problema che decidono di risolvere creando una app per imparare le lingue semplice, divertente e accessibile a chiunque. Nel 2008 nasce quindi Babbel, una app per imparare le lingue che combina nuove tecnologie con metodologie didattiche basate sulla linguistica contrastiva: i corsi di Babbel fanno leva su quello che gli utenti già sanno nella loro lingua madre per creare connessioni con la lingua di studio e facilitarne così l’apprendimento. Un approccio ancor oggi esclusivo di Babbel.

Da allora siamo cresciuti parecchio: siamo partiti con sole cinque lingue di studio e ora ne offriamo quattordici, dall’inglese all’indonesiano. L’azienda ha recentemente superato il milione e mezzo di abbonamenti attivi e nel 2016 è stata nominata “la più innovativa nel campo dell’istruzione” dalla rivista americana Fast Company.

D. Qual è l’idea su cui si fonda Babbel?

R. L’idea su cui si fonda Babbel è che ognuno possa imparare una lingua. Con Babbel, indipendentemente dal background o dall’età, ognuno può imparare una lingua da autodidatta, in tutta comodità dal computer di casa propria oppure con il proprio smartphone o tablet mentre aspetta dal dottore o fa la fila in posta. Per noi è importante che i nostri utenti siano in grado di parlare la lingua che studiano. Per questo concepiamo i nostri corsi, anche quelli per principianti assoluti, in modo tale che già dalla prima lezione imparino espressioni utili per la vita quotidiana che possono usare fin da subito nella lingua straniera.

D. Quali sono le caratteristiche del vostro utente tipo? Avete rilevato alcune specificità nelle diverse aree del mondo?

R. Gli utenti di Babbel sono molto diversi tra loro così come lo sono le loro motivazioni per imparare una lingua. Tutti però hanno una cosa in comune: vogliono essere indipendenti nello studio, senza sentire le forti pressioni o limitazioni estrinseche tipiche dei regolari corsi di studio e delle lezioni frontali (con orari fissi e compiti a casa).

I motivi che spingono i nostri utenti a studiare una lingua straniera variano da un interesse generale per una determinata lingua o cultura al desiderio di comunicare con persone locali quando viaggiano all’estero, dal mantenersi in forma mentalmente al ripassare conoscenze scolastiche di lingue straniere al migliorare la propria posizione nel mercato lavorativo. In particolare, la motivazione che li ha spinti a decidere di intraprendere questo percorso di studio con noi è spesso collegata alla lingua di studio scelta. Gli utenti che studiano l’inglese per esempio sono per lo più spinti da una volontà di migliorare le proprie chance lavorative, mentre gli utenti che studiano lingue come l’indonesiano o l’italiano hanno soprattutto motivazioni legate al turismo e all’interesse per culture diverse. Tra i nostri utenti contiamo sia ragazzini che ultraottantenni. In un sondaggio svolto nel 2014 è risultato che il 38% degli utenti di Babbel ha un’età compresa tra i 55 e i 70 anni, un’età degna di nota per un prodotto digitale.

D. Il metodo tradizionale per l’apprendimento linguistico è deduttivo: prevede che un insegnante spieghi le regole e mostri agli studenti come applicarle. Il metodo adottato da Babbel supera molti di questi “teaching-learning frames” a cui siamo abituati. Quali sono le principali differenze?

R. I corsi, sviluppati da un team di linguisti e insegnanti madrelingua, vengono ideati appositamente per ogni combinazione di lingue, sfruttando i principi della didattica contrastiva. Un italiano, infatti, impara lo spagnolo diversamente da come lo fa un inglese. Utilizziamo questo approccio per ognuna delle quattro abilità linguistiche: lettura, scrittura, ascolto e parlato.

Per migliorare la pronuncia, Babbel mette a disposizione un sistema di riconoscimento vocale che ti segnala quando le parole non sono pronunciate nel modo corretto. Il trainer di ripasso, invece, ti ricorda le parole che hai già studiato e ti ripropone a intervalli regolari quelle che hai avuto più difficoltà a memorizzare.

A seconda del tema che dobbiamo introdurre utilizziamo metodi diversi (per esempio alternando l’approccio induttivo a quello deduttivo), e soprattutto, per soddisfare gli eterogenei bisogni dei nostri utenti, scegliamo di unire diversi metodi didattici invece di focalizzarci solo su uno. I nostri corsi utilizzano metodologie behavioristiche, cognitivistiche, costruttiviste, della didattica comunicativa e del connettivismo.

Rivoluzionario rispetto ai libri di testo o alla tipica lezione frontale, però, è il fatto di fare tesoro dei numerosi feedback dei nostri utenti e di analizzare i dati sull’andamento delle lezioni, cosa che ci permette di essere sempre pronti a correggere il tiro sulle nostre lezioni secondo le necessità (per esempio rendendo la progressione più lenta, se vediamo che una lezione risulta problematica). La rivoluzione sta nel fatto che un insegnante o un autore di un libro di testo non avrà mai accesso a tanto feedback quanto ne abbiamo noi e non potrà adattare continuamente i corsi rimanendo sempre aggiornati, come invece possiamo fare noi grazie alle tecnologie moderne su cui poggia il sistema.

Inoltre, siamo convinti che niente dia così tanta soddisfazione come una vera conversazione nella lingua di studio e i nostri corsi sono pensati proprio per questo, con contenuti di grande rilevanza pratica e piccole unità che si inseriscono facilmente nella vita di tutti i giorni. Il 73% degli utenti che hanno risposto ai nostri sondaggi, dice di poter tenere una breve conversazione già dopo solo 5 ore di uso della app. L’offerta di Babbel comprende argomenti come viaggio, cucina locale, cultura, lavoro, coprendo così i diversi interessi degli utenti. Esercizi di grammatica e vocabolario sono sempre collegati a un contesto lessicale pratico. Tutti i corsi di Babbel sono in linea con il Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER), e variano dal livello A1 al B2.

D. La varietà delle lingue disponibili è notevole. Alcune di esse sono strutturalmente differenti tra di loro (ad esempio il Polacco, il Turco, l’Indonesiano, …). Come si adatta a queste differenze il vostro metodo d’insegnamento?

R. La difficoltà di una lingua non è intrinseca alla lingua stessa ma è relativa alla lingua da cui si parte, e di questo teniamo conto appunto utilizzando i principi della didattica contrastiva. Nella pratica cambiamo per esempio la progressione di una lezione in base alla lingua di partenza rendendola più lenta (per es. per un italiano che studia il tedesco rispetto a uno svedese) o più veloce (per un italiano che studia lo spagnolo rispetto a un inglese), spiegando i temi grammaticali in modo diverso a seconda se la lingua madre dell’utente presenti somiglianze o meno (per es. la differenza tra “potere” e “sapere” spiegata a un francese, dove “pouvoir e “savoir” funzionano allo stesso modo) o se la struttura da spiegare comprenda un concetto completamente estraneo alla lingua di partenza (per es. il pronome neutro del tedesco o del russo per un italiano che non conosce il genere neutro nella propria lingua).

Proprio per il russo, per esempio, a differenza dei nostri competitori, abbiamo creato un corso apposito per insegnare l’alfabeto ai nostri utenti, creando non solo progressioni e spiegazioni diverse in base alla lingua di partenza, ma anche un sistema che permette agli utenti di digitare in cirillico su una normale tastiera con l’alfabeto latino. Abbiamo utenti da ogni parte del mondo e non tutti usano una tastiera tedesca o inglese, gli italiani per esempio usano ovviamente una tastiera italiana, così come i francesi usano quella francese. Ci siamo messi alla ricerca di un modo per convertire i caratteri standard in lettere cirilliche e la nostra scelta è andata a favore di un sistema di traslitterazione (GOST 1971b) che si adatta ai computer, non ha troppe combinazioni di tasti e non usa segni diacritici.

D. Esistono varie applicazioni digitali per imparare le lingue (ad esempio Memrise, Duolingo, …). Qual è la particolarità di Babbel?

R. Il punto forte di Babbel è l’importanza data alla didattica nella creazione dei corsi. Abbiamo un team di oltre 100 persone tra insegnanti, redattori, linguisti, instructional designer e traduttori che si occupano di strutturare ogni lezione in base al tema trattato, al livello di difficoltà e alla lingua di partenza dell’utente.

Ci concentriamo su lessico e strutture che siano utili per la comunicazione, insegnando frasi di rilevanza quotidiana. Inoltre analizziamo il feedback dei nostri utenti e, se necessario, siamo in grado di adattare i corsi nell’arco di brevissimo tempo.

A differenza di tanti competitor, insegniamo la grammatica in modo sistematico, perché riteniamo che sia importante capire ciò che sta alla base delle frasi imparate per saperle usare. Solo così l’utente sarà in grado di poter migliorare le proprie conoscenze.

Infine non abbiamo pubblicità all’interno del prodotto. Ci sono già troppe distrazioni nella vita di tutti i giorni, nel momento in cui un utente apre Babbel deve potersi concentrare sullo studio.

D. Qual è il grado di successo dei vostri utenti?

R. Negli anni, Babbel ha raccolto molte storie di utenti contenti di aver imparato una lingua con noi, come per esempio Gianni, che a 100 anni ha imparato l’inglese con Babbel per poter parlare con la propria pro-nipotina. In molti casi gli utenti sono riusciti a farlo utilizzando esclusivamente il nostro sito.

Oltre a ciò, possiamo vedere quando gli utenti non finiscono le lezioni. Quando il tasso di completamento di una lezione non ci soddisfa, controlliamo la lezione e guardiamo come migliorarla. A seconda del problema, rendiamo la lezione più corta, più semplice, più difficile etc.

D. Nella vostra squadra ci sono linguisti ed esperti di linguaggio che lavorano insieme per elaborare programmi di apprendimento. In che modo questa squadra crea nuovi contenuti di apprendimento?

R. Il nostro dipartimento è composto da diversi team che si occupano specificamente di una lingua di studio e da un team di “content quality management” che si occupa di garantire la qualità dei corsi per tutte le lingue.

Per ogni determinata lingua di studio viene deciso dal singolo team quali corsi produrre. Per farlo ci basiamo prima di tutto sul materiale già esistente e poi sulla richiesta degli utenti e del mercato.

Una volta definito il tipo di corso, viene deciso il livello (QCER) e lo scopo comunicativo che il corso deve avere. In base a questo si inizia con una stesura della struttura del corso, lezione per lezione.

Ogni lezione viene redatta sempre per una lingua di studio e una lingua di partenza alla volta, cosa che ci permette di adeguare la struttura e le spiegazioni alle diverse lingue di partenza.

Una volta fatta la prima stesura del manoscritto nel nostro tool di content authoring, questo viene prima controllato a livello di progressione degli esercizi (partendo con esercizi semplici per poi man mano aumentare la difficoltà) e poi di correttezza grammaticale e traduzione da diversi esperti.

Redatto il manoscritto, si passa alla fase multimediale: immagini e suoni vengono aggiunti ai diversi esercizi. A questo punto vengono rifatti controlli sulla lezione, che tramite il tool può essere visualizzata come fosse pubblicata, questa volta con il focus sulla qualità di suono e immagini nonché della scorrevolezza della lezione e nuovamente su progressione e comprensibilità delle spiegazioni.

Una volta soddisfatti della lezione, questa viene inviata agli esperti del content quality management, che testano la lezione sia su web che su app (iOs e Android) con il focus della correttezza dei testi ma anche e soprattutto della funzionalità delle lezioni tramite un testing environment che ci permette di immedesimarci con il punto di vista dell’utente.

D. Qualcuno di loro si occupa di fare ricerca sull’e-learning o di implementare tecniche di apprendimento innovative?

R. Sì, abbiamo introdotto la posizione di instructional designer, posizione già forte sul mercato e-learning americano ma ancora un po’ sconosciuta in Europa.

Inoltre abbiamo gruppi di esperti che si occupano di ricerca specifica sul mercato e siamo molto presenti a conferenze internazionali, in particolare sui temi di intelligenza artificiale e machine learning. In questo modo possiamo costantemente tenere l’azienda al corrente sulle ultime innovazioni nel campo e agire per tempo.

D. Dopo la Brexit si è molto parlato del futuro della lingua inglese in Europa e della necessità per i cittadini europei di impararla. Qual è la vostra opinione a riguardo? Avete rilevato un cambio di tendenza sui dati della vostra applicazione?

R. Dopo il Brexit non abbiamo notato particolari cambiamenti nella app; l’inglese è e rimane la lingua più studiata su Babbel. Ormai è accettata internazionalmente come lingua franca e non credo che il Brexit avrà nessun influsso su questo.

Anche qui in ufficio è lingua franca, e con il Brexit nulla è cambiato, a parte un paio di colleghi britannici che hanno iniziato le pratiche per ottenere un’altra cittadinanza europea!

D. In questo numero di Leussein ci occupiamo della relazione fra le capacità linguistiche e la cultura come strumento per una partecipazione attiva nella vita politica e sociale. Nei vostri programmi vi è attenzione per gli aspetti storici, culturali o politici?

R. Siamo un’azienda aperta e tollerante, con dipendenti provenienti da più di 30 paesi e questo si rispecchia appieno nei nostri contenuti.

Rispettiamo le diversità di qualsiasi tipo, non solo a livello culturale, tenendo conto di usi e costumi locali o del sistema politico attualmente presente nel paese della lingua studiata, ma anche nella diversità personali che possono manifestarsi nell’orientamento sessuale, religioso o semplicemente nutritivo.

Nel nostro dipartimento abbiamo persone che hanno il ruolo di controllare e aiutare a tenere il focus proprio su queste diversità nei corsi. Questo si rispecchia da un lato nelle immagini scelte, da un altro negli esempi e dialoghi scritti e ancora nell’accortezza nel dare spazio alle nuove formazioni linguistiche che tengono conto maggiormente del femminile nella lingua. Per es. in italiano, nell’introdurre le professioni, abbiamo introdotto accanto ai termini maschili e più generalmente usati, anche le versioni femminili ancora in dibattito come “avvocata” e “architetta”.

D. Parliamo dell’Italia. Nel dibattito nazionale spesso parliamo del basso livello di alfabetismo de delle abilità linguistiche degli Italiani. I dati in vostro possesso confermano questa percezione? Quale pensate possa essere la causa?

R. No, in realtà i nostri dati non confermano questo. Credo che invece si possa dire che l’Italia è uno dei nostri mercati più grandi e più “curiosi” (gli italiani sono tra i più interessati a studiare lingue meno comuni come il russo), e che quindi l’interesse per le lingue straniere c’è, eccome.

Credo che in realtà, parlando anche della propria esperienza personale, fino a poco tempo fa in Italia è mancata la necessità di imparare le lingue. A scuola si studiava l’inglese e forse anche il francese senza capirne l’utilità, senza pensare che un giorno sarebbe veramente stato necessario usare queste lingue.

Secondo la mia opinione, negli ultimi anni l’Italia ha iniziato a sentire maggiormente la necessità di avvicinarsi alle lingue straniere non a causa di riforme scolastiche o simili, ma per tre motivi: da un lato, durante la crisi alcuni italiani hanno visto la necessità di imparare una lingua straniera per provare la strada in altri mercati, dall’altro, grazie all’avvento delle compagnie low cost hanno iniziato a viaggiare di più all’estero, e, infine, grazie a internet hanno iniziato a fruire di contenuti in lingua originale che li ha avvicinati ad altre culture e lingue.


[1] Responsabile della gestione della qualità didattica di Babbel



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Si è laureata in “Filosofie della conoscenza: scienze, politica, comunicazione” presso l'università “Sapienza” di Roma. È stata visiting student presso la School of Philosophy, Psychology and Language Sciences dell'università di Edimburgo e associated researcher presso l'Emmy Noether-Nachwuchsgruppe “Filologia e Razzismo nel XIX secolo” dell'università di Potsdam (Germania). Nel 2015 ha conseguito il titolo di dottoressa di ricerca in Filosofia del linguaggio presso la facoltà di Lettere della “Sapienza” con una tesi dal titolo “Linguaggio e natura umana: Il dibattito sul linguaggio come dispositivo specie-specifico negli studi angloamericani di antropologia (1775-1871)” ed è cultrice della materia presso la stessa università. Tra i suoi interessi di ricerca ci sono: il rapporto tra teorie linguistiche e antropologia tra XVIII e XIX secolo e la storia della teoria dell'evoluzione.


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