Lo scontro necessario Cadmo contro il drakon per la nascita di Tebe

Abstract

Partendo dalle Fenicie di Euripide, attraverso l’iconografia vascolare di V e IV sec. a.C. e i rilievi delle urne etrusche (III-II sec. a.C.) si intende riflettere sulle modalità e sui significati dello scontro tra Cadmo e il drakon di Ares, premessa necessaria per la fondazione di Tebe. Essenziale alla comprensione di questa parte del mito è il ruolo di Atena e quello degli Spartoi. Dall’analisi delle fonti letterarie e archeologiche emerge l’uso politico e ideologico di questo mito di fondazione e civilizzazione da parte di Atene e del mondo greco d’Occidente e, più tardi, dell’Etruria settentrionale.

Starting from the Phoenicians by Euripides and going through the vase iconography of the fifth and fourth century B.C. and the reliefs of Etruscan urns (third-second century B.C.) the study aims to consider the modes and the meanings of the clash between Kadmos and the drakon of Ares, as milestone for the foundation of Thebes. Essential items for understanding this part of the myth are the role of Athena and that of Spartoi. The analysis of literary and archaeological sources evidences the political and ideological use of this foundation and civilization myth by Athens, by the Greek western world and -later- by the northern Etruria.

 

 

 

“Fonda sulla collina più alta una città … e manda agli Inferi il terribile custode del dio della guerra”

Tra le fonti letterarie greche che raccontano il complesso mito di Cadmo, dalle diverse varianti e stratificazioni, il primo stasimo delle Fenicie di Euripide restituisce lo scontro tra l’ecista di Tebe e il drago con grande forza evocatrice e ricchezza di elementi.

Cadmo di Tiro venne a questa terra, / l’uomo per il quale la giovenca / quadrupede spontaneamente / si stese a terra compiendo l’oracolo, / là dove la parola divina aveva ordinato / ch’egli colonizzasse (katoikisai) la fertile pianura, / riempiendola di case, / dove la liquida linfa di un bel fiume / attraversa le erbose convalli di Dirce, / seminate nel profondo; / dove la madre, unitasi con Zeus, / generò il Bromio /… Là c’era un drago sanguinario (phonios…drakon) / di Ares, suo crudele guardiano, / che vegliava sulle fonti/e sulle erbose correnti / con le sempre mobili pupille degli occhi (koraisi polyplanois episkopon). / Cadmo, venuto per un rito lustrale, / lo uccise con un masso (marmaro), / a sangue colpendogli il capo / con un colpo del braccio uccisore di fiere, / e per consiglio della divina Pallade, / la dea che non ha madre, / gettò i denti caduti a terra / nei solchi profondi che accolgono i semi. / La Terra ne fece scaturire / sull’estremo limite del suolo / uno spettacolo di guerrieri armati (panoplon opsin); / ma una strage / di nuovo li unì all’abbraccio della Terra, / e intrise di sangue il suolo / che li aveva mostrati / alle luminose brezze dell’etere.

La versione euripidea, affidata al Coro delle donne fenicie, mette anzitutto in relazione la fondazione di Tebe con il responso dell’oracolo di Delfi. Tappa prioritaria e obbligata per il pieno compimento del mandato delfico è l’uccisione del drago di Ares che, in quanto guardiano della sorgente e abitante del luogo, deve essere eliminato dalla mano…

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