Una lettera di Lamberto Pignotti a Giosi Lippolis

Introduzione

Presentiamo una lettera inedita  di Lamberto Pignotti a Giosi Lippolis, che sottintende anche un personale rallegramento con il mittente per aver superato, nell’aprile scorso, il traguardo dei novant’anni.

Pignotti, una presenza di rilievo non solo nel dibattito sulle ‘due culture’ (l’umanistica, la scientifica) fin dagli anni Cinquanta, ma anche animatore di circoli e correnti come il Gruppo 70 e poi il più noto Gruppo 63, ha contribuito alla nascita in Italia della poesia visiva e alla sperimentazione di forme espressive sincretiche, ‘tecnologiche’ e di rottura.

All’epoca di questa lettera (1959) era già presente con collaborazioni importanti in Rai (tra cui ricordiamo quella con Franco Antonicelli) e su quotidiani e riviste. In particolare, era redattore della storica «Quartiere» citata nel testo, che fu uno dei principali punti di convergenza della letteratura italiana di quegli anni.

Ma questa occasione ci dà anche il piacere, specialissimo, di rievocare Giosi Lippolis. Una scrittrice e poetessa italiana e successivamente anche statunitense, che è sempre stata marginalizzata e pochissimo riconosciuta dalla cultura ufficiale.

La Lippolis nacque nel 1923 a Ginosa, un paesello dell’aspro entroterra tarantino, da un’americana di origini calabresi. Suo padre era un pastore evangelico che, controcorrente anche nelle migrazioni, era tornato con la giovane moglie dall’America alla nativa Puglia. Trascorse l’infanzia tra Palermo e Ginosa in condizioni spesso misere, talora semiclandestine, a causa dell’automatica ostilità del fascismo alla missione paterna e all’anticonformismo yankee della famiglia. Dopo la guerra, morto il padre in conseguenza delle ripetute violenze fasciste, il resto della famiglia emigrò gradualmente negli Stati Uniti con tappe a Roma e Napoli.

Stabilitasi tra Philadelphia e New York, a partire dal 1955 la Lippolis strinse una sincera amicizia con Giuseppe Prezzolini, che nel 1959 presentò al pubblico con una delle sue rare prefazioni le poesie di E’ il tempo una speranza che cammina (Guanda). Dagli Stati Uniti avviò poi una fitta attività di corrispondente con «La Nazione», «Il mattino» e con le riviste «Il mondo», «Tempo presente» e «La fiera letteraria».

Sposatasi nel 1961 con un reduce irlandese, John Maloney (rimarrà vedova sette anni dopo), tornò in Italia stabilendosi a Roma e alternando lunghi periodi negli Stati Uniti. Nel 1973 esce La porta accanto (con la “Pan” di Giuseppe Longo) romanzo in quattro sezioni che entrò nella cinquina dello Strega e alla finale del Viareggio. Dagli anni Ottanta collaborò anche con la radio: da Dina Luce per Radio Tre a varie emittenti private.

Nel 2000 esce forse l’opera più notevole, immaginata e riscritta a ondate successive per oltre trent’anni, Getta il tuo pane sulle acque. Non è solo una rievocazione autobiografica degli anni giovani, non solo un contributo personale, ma importante, alla storia dell’emigrazione italiana. È soprattutto una testimonianza elegante e lucida di tutto un clima, non astrattamente intellettuale ma culturale e umana nel senso più ampio.

Si è spenta serenamente a Roma nella primavera del 2006, lasciando un cospicuo corpus di inediti ora custodito in un fondo privato. In questo fondo sono presenti anche il carteggio con Giuseppe Prezzolini e altre lettere tra cui figurano Carlo Betocchi, Giambattista Vicari e Mario Quattro Ciocchi

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Per consultare l’inedito contattare l’editore http://epaper.eurom.it/index.php/leussein/

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            Nota bibliografica

Le uniche pubblicazioni monografiche di Giosi Lippolis sono quelle già ricordate: È il tempo una speranza che cammina (Guanda, Parma 1959), La porta accanto (Pan, Milano 1973) e Getta il tuo pane sulle acque (Empirìa, Roma 2000). Articoli, altre poesie, racconti e interventi vari si trovano invece disseminati tra quotidiani e riviste: «Nuova antologia», «Il Caffè», «L’osservatore politico e letterario», «Galleria», «Amica», o in antologie di Vallecchi, Vallardi e altri.

 

Nella cospicua e più nota bibliografia di Pignotti invece, ricordiamo qui due titoli ai quali sembra riferirsi l’ultima parte della lettera. Un raro e interessante poemetto ciclostilato del 1954, Odissea (ripubblicato nel 1994 da Fermenti), e la raccolta Elegia (1958).

Il testo della lettera che proponiamo si presenta su un solo foglio in buono stato di conservazione, scritto a macchina in carattere corsivo su due facciate e firmato a penna. Il poscritto, qui riportato tra parentesi quadre, è manoscritto e verosimilmente posteriore al giugno 1959 (data di pubblicazione delle poesie della Lippolis con Guanda, cui si fa riferimento).



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nato a Roma nel 1979, ha affiancato alla formazione giuridica lo studio della semiotica ed è al termine del dottorato in Comunicazione presso la "Sapienza". La sua ricerca riguarda l'autorialità della legge nel contesto italiano attuale e la costruzione dell'identità nel giuridico. In particolare, studia testi normativi e complementari legati ai temi del drafting legislativo, dell'emergenza e delle riforme costituzionali. Si è occupato inoltre delle relazioni tra diritto, spazio pubblico e visione. Tra le pubblicazioni recenti: "Pubblico e privato nel Memorial de Amèrica latina a San Paolo" (in: Pezzini I.; Savarese N., Spazio pubblico fra semiotica e progetto. INU edizioni, Roma 2014) e "Autenticità e artificialità della legge " (sulla rivista dell'Associazione italiana di semiotica - Aiss: "E|C" http://www.ec-aiss.it). Custodisce e cura inoltre il fondo privato della scrittrice italoamericana Giosi Lippolis (1923-2006) per mantenerne viva la testimonianza.


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