La crisi dell’uomo europeo nei “Percorsi di ricerca” di Paolo Prodi

Nelle introduzioni ai suoi ‘Percorsi di ricerca’, pubblicati poco prima di morire, lo storico Paolo Prodi manifestava il timore per una ‘svolta antropologica’ che ci riguardava da vicino, ovvero il rischio per l’uomo europeo di perdere i riferimenti delle religioni rivelate a beneficio di un modello orientale incentrato su “l’uomo cellula in un cosmo che lo comprende e fissa nel ruolo (neoconfucianesimo, buddista o taoista che sia)”. Ma la soluzione proposta non era quella di un ritorno alle radici culturali d’Europa né tanto meno un antieuropeismo di maniera, quanto di tornare sulla tesi weberiana sulla unicità dell’Occidente per “cercare di capire il patrimonio con il quale stiamo entrando in una nuova epoca”. Tenendo sullo sfondo il paradigma del dualismo tra potere politico e religioso, Prodi affronta la crisi occidentale a partire dall’uomo europeo, perché è quest’ultimo “che deve misurarsi con la globalizzazione, non l’Europa storica, economica o geografica”. Per questo, in ogni volume introduce e rivisita figure come quelle del profeta, del fedele devoto, dello studente digitale, della maestro spirituale, della guida politica e dell’amico teologo, oppure mestieri come quello dello storico,  dell’artista sacro (pittore e musicista), dell’esperto conciliare, del docente universitario e dell’inviato in America latina. Narrando di sé in prima persona o riportando alla luce tante facce dell’Homo europaeus, Prodi ci lascia un prezioso vademecum sulla natura della crisi epocale che stiamo attraversando.

Abstract

The aim of this paper is to reflect on the new introductions to the ‘Percorsi di ricerca’ that the historian Paolo Prodi published shortly before his death. In those introductions the author expressed the grave fear concerning what he defined as an anthropological turning point, namely the risk of Europeans losing the characteristics that connote them as such. But it is not a question of advocating a return to the cultural roots of Europe nor an anti-Europeanism currently in fashion. Prodi’s proposal is to recognize the specificities of the West to “try to understand the heritage with which we are entering a new era”. Keeping in the background the paradigm of the dualism between political and religious power, dealt with magisterially in his most important monographs, Paolo Prodi addresses the issue of the crisis of Europe, not through its history but starting from the European as a person, the very individuals who have made it so unique in a Webernian sense: “because it is the European who has to compete with globalization, not historical, economic or geographical Europe”. For this reason, each volume introduces and revisits figures such as the prophet, the faithful devotee, the digital student, the spiritual and political teacher, the theologian friend, or professions such as that of the historian, the artist of sacred works (painting and music), the expert of the Second Vatican Council, the university professor and the journalist correspondent in Latin America. Recounting in the first–person narrative or bringing to light the many hidden or forgotten natures of Homo europaeus, Prodi leaves us a precious testimony on his crisis on which it is worth reflecting.

 

“Si tratta di vecchi saggi con nuove introduzioni
che cercano di fare il punto sulla situazione attuale
dei miei singoli cammini di ricerca”

“Sono fermamente convinto
che ci troviamo di fronte a una svolta antropologica
in cui si innestano coordinate millenarie
della nostra struttura culturale:”

“Confesso che io mi sento un uomo occidentale,
nel bene e nel male, e che detesto
sia ogni discorso sulle ‘radici’
sia un certo antieuropeismo di maniera
nato dal giusto ripudio del colonialismo
ma portato a non riconoscere
quelle specificità dell’Occidente
che ora stanno scomparendo”

 



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Direttore editoriale della rivista Leussein, si è laureato in giurisprudenza (La Sapienza) e in filosofia (Gregoriana), e ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia della politica (La Sapienza). E' stato ideatore, coordinatore ed editorialista della Rivista della Scuola superiore dell’economia e delle finanze dal 2004 al 2006. Ha scritto diversi saggi e ha collaborato con diverse Università (Sapienza, Gregoriana, Lateranense, UPRA) e istituti di ricerca (Istituto italiano filosofici di Napoli - Scuola di Roma, Studi politici San Piov). I suoi percorsi di ricerca si snodano negli ambiti della filosofia ebraica, la teologia politica, gli studi postcoloniali e la teoria della comunicazione. Di recente ha pubblicato "Élites tra nonluoghi e nuovi media: l'esperimento politico italiano dei Meetup" (Apes 2016). Attualmente sta lavorando ad un saggio su "Franz Rosenzweig e i miracoli della Stella".


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