Loretta Napoleoni – ISIS: Lo stato del terrore

20_recensione_copertina[…] ad attirarli è una causa superiore: la realizzazione del moderno Califfato, uno stato musulmano ideale che trascende ogni cosa, compreso il benessere personale. Un edificio politico che possiede una simile caratteristica va considerato come un segno di modernità in Medio Oriente” [pag. 50]. Ecco il cuore del problema, la tesi più ardua e più densa di interrogativi che emerge a metà di questo testo, in una pagina che si conclude tra l’altro citando un precedente storico che fa discutere da decenni: “Come Israele per gli ebrei, la rifondazione di uno stato islamico nella terra degli antenati rappresenta per i musulmani la salvezza in questa vita”. Modernità e ricorsi storici sono categorie che unite ad una solida preparazione di economista, consentono all’autrice di avanzare argomentazioni fuori dal solco del dibattito corrente. Loretta Napoleoni da anni studia con serietà questi temi, come dimostra il suo fortunato Insurgent Iraq del 2005, e se arriva a scomodare “trascendenza e secolarizzazione” è per ragioni vedute da vicino ma anche con l’occhio del confronto epocale. Da vicino analizza la relazione o la filiazione tra il ‘teologo’ Al Baghdadi, il sedicente Califfo dell’ISIS, e il suo mentore e antesignano al Zarquawi, il beduino che si smarcò, per così dire, dalla linea di Bin Laden per perseguire una strategia tutta sua. Con lungimiranza, invece, confronta ere e culture differenti come quella mongola e romana per tracciare un quadro storico geopolitico al quanto suggestivo.

Se Bin Laden e al Quaeda, con le loro azioni terroristiche in paese nemico ottenevano un’immediata quanto enorme visibilità simbolica senza modificare di fatto la statu quo dei territori in cui si nascondevano, la strategia di al Zarquawi mirava a ottenere consenso sul proprio territorio nel lungo periodo, riacutizzando il conflitto tra sciiti e sunniti. Per questo, dal 2003, con gli attentati contro il quartier generale dell’Onu a Bagdad e la Moschea dell’iman Ali a Najaf, l’obbiettivo principale erano gli sciiti, i loro più alti rappresentanti ma anche i semplici fedeli. Con queste premesse, spiegate nei primi capitoli, Napoleoni vuol farci subito intendere che quello che abbiamo davanti è uno Stato del terrore tutt’a fatto che improvvisato. All’ombra di al Quaeda, i salafiti, la setta ultra ortodossa in cui si riconoscono gli uomini di al Baghdadi, hanno imparato tanto sull’arte della guerra, dalle tattiche di sopravvivenza e a quelle insurgenza, sulla gestione geolocale dei conflitti a distanza o per procura (come sono quelli intentati da diversi lustri dall’amministrazione americana e dai suoi alleati dell’Arabia saudita). Il libro della Napoleoni è assai efficace nel ricostruire le logiche e gli interessi economici che sottendono queste dinamiche belliche, e dimostra chiaramente come quello che sta avvenendo in Siria e in Iraq poteva essere ampliamente previsto. Anche la ricostruzione storica conferma questo dato, e inquietano non poco i modelli di riferimento occidentali che sarebbero stati adottati da al Baghdadi. Da una parte si dice chiaramente che nei confronti degli sciiti si perseguirebbe lucidamente uno scelerato genocidio, non soltanto per ortodossia fondamentalista, ma anche per ricavare utili effetti sul piano economico amministrativo, non diversamente da come il nazismo ha perseguito la soluzione finale contro gli ebrei. Dall’altra, dato non meno significativo, la Napoleoni intravede un’analogia tra l’obiettivo degli attuali guerriglieri dell’ISIS e i primi sionisti, ovvero di affermare con la forza uno stato su un territorio ‘elettivo’. L’analogia è sicuramente a maglie larghe ma fa riflettere sulle origini del complesso conflitto Medio orientale e pone sul tavolo della discussione nuovi problemi che dovrebbero essere seriamente dibattuti nei luoghi appropriati. Dietro al refrain dell’aggettivo “sedicente”, che accompagna la dicitura Stato dell’Isis, infatti, si ricorda giustamente che non è un vero e proprio stato (mancherebbero infatti i tre requisiti essenziali che il diritto internazionale prescrive di prassi ovvero un governo che rappresenta un popolo su un territorio delimitato e amministrato autonomamente), ma si rimuove la questione se possa o meno un giorno diventarlo. Il merito di questo libro è proprio quello di sottolineare il fatto che il percorso realizzativo è in qualche modo già iniziato nel momento in cui se ne fa intravedere una credibile possibilità, soprattutto se questo progetto si sta realizzando in “una regione in cui la costruzione dello stato è da secoli lo sport preferito di potenze straniere alla ricerca del proprio interesse con l’aiuto delle è lite corrotte” (ibid). I militanti dell’ISIS non si accontentano di morire per un posto in paradiso tra decine di vergini perché “il loro sogno è positivo e contemporaneo: vogliono vivere l’esperienza del Califfato sulla terra, non solo nell’aldilà”(ibid.). A dimostrare che nell’immaginario del militante musulmano jihadista si stia facendo largo questa ipotesi, la Napoleoni quello che definisce “il paradosso della nuova Roma”, ovvero un consenso popolare territoriale che si allarga grazie ad una efficace attualizzazione dell’antico messaggio ‘casa e focolare’: “Il Califfato incoraggia a sposare donne siriane e irachene e, nelle parate dopo la vittoria, fa marciare i bambini armati di mitragliatori” (p. 61), non manca quella del miles costruttore che ricostruisce le infrastrutture e riorganizza e garantisce i servizi essenziali. Al Bagdhadi sa molto bene che è strategicamente molto più facile scegliere di occupare, conquistare e governare “enclave devastate dalla guerra, dove ogni infrastruttura è crollata e l’autorità politica si è dissolta” (p. 49).
Sono queste “tracce di umanità”, ammonisce la Napoleoni, “che l’Occidente deve combattere se vuole frenare il ritmo dei reclutamenti” (p. 61), perché se affiancate ad un cinico pragmatismo rendono la lotta contro l’ISIS veramente sempre più ardua.

Altra ricostruzione molto interessante è quella dell’accusa di apostasia, al Takfir, che risale all’epoca dello scisma tra sunniti e sciiti, e che al di là di questioni teologiche, viene oggi strumentalmente usata da al Baghdadi in chiave politica ed economica, non diversamente da quello che avvenne nell’Europa del XV, XVI e XVII secolo. Il vero scopo dell’accusa di Apostasia è la lotta per il controllo sulla regione, a riprova di ciò, dice la Napoleoni, per i l’ISIS “chi è in grado di pagare la jizyah, una tassa legata all’eresia, può andarsene liberamente” (p. 103). Se uno mette insieme la parvenza di umanità verso la popolazione locale, l’attrazione ideale del Grande Califfato nei confronti dei militanti di tutto il mondo, l’abilità tattica sul campo e strategica sui paesi confinanti, il più cinico il pragmatismo pseudo religioso, e uno scaltro utilizzo dei finanziamenti che arrivano dalla guerra per procura da parte dei paesi sunniti, si comincia seriamente a comprendere quanto poco di estemporaneo ci sia dietro al successo mediatico di al Bagdhadi. Comprendere se e quanto sia ‘moderno’ questo ‘costituendo’ Stato dell’ISIS, è la vera sfida che questo libro lancia al lettore che, se è tra quelli che cerca tantalicamente di decifrare la complessità del presente, non può non raccogliere.


  • Titolo: ISIS. Lo stato del terrore. Chi sono e cosa vogliono le milizie islamiche che minacciano il mondo
  • Autore: Loretta Napoleoni
  • Editore: Feltrinelli, Milano 2014
  • Pagine: 136
  • Prezzo: €13.00


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Direttore editoriale della rivista Leussein, si è laureato in giurisprudenza (La Sapienza) e in filosofia (Gregoriana), e ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia della politica (La Sapienza). E' stato ideatore, coordinatore ed editorialista della Rivista della Scuola superiore dell’economia e delle finanze dal 2004 al 2006. Ha scritto diversi saggi e ha collaborato con diverse Università (Sapienza, Gregoriana, Lateranense, UPRA) e istituti di ricerca (Istituto italiano filosofici di Napoli - Scuola di Roma, Studi politici San Piov). I suoi percorsi di ricerca si snodano negli ambiti della filosofia ebraica, la teologia politica, gli studi postcoloniali e la teoria della comunicazione. Di recente ha pubblicato "Élites tra nonluoghi e nuovi media: l'esperimento politico italiano dei Meetup" (Apes 2016). Attualmente sta lavorando ad un saggio su "Franz Rosenzweig e i miracoli della Stella".


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