Causalità e casualità. Tra opere prime e postume di due film fastidiosi

Amore tossico (1983,) opera prima di Claudio Caligari (1948-2015) è un film girato con attori non professionisti, in cui sono rappresentati i valori, le liturgie e le abitudini di un gruppo di tossicodipendenti. Realizzato in collaborazione con il sociologo Guido Blumir, il film fotografa la periferia romana dell’epoca, in primo luogo Ostia, invasa dalla droga. Il gruppo trascorre le giornate alla ricerca della roba per farsi uno “schizzo”: furti, rapine e prostituzione. Caligari immortala la disgrazia di un quotidiano comune a molte periferie italiane di quegli anni, dove l’eroina è l’unico consumo concesso a quelle realtà, molto diverso dall’uso della droga in zone socialmente più elevate. L’idea del “film di fiction”, come il regista dichiarava in varie interviste, nasceva con la diffusione dell’eroina in Italia, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, con lo scopo di superare l’uso dei toni pietistici dei mezzi di comunicazione, per raccontare invece quella realtà che i media ignoravano. In quegli anni i dati sulla droga non erano ancora troppo allarmanti, nei dibattiti dell’epoca, la tossicodipendenza era un fenomeno controllabile, relegato ai margini del mondo giovanile e visto in modalità patologica e non fisiologica. In quel periodo la droga smembrava e immobilizzava una buona parte dei giovani, ed Amore tossico è una testimonianza lacerante di quella società.

Per Caligari il dato fondamentale per la realizzazione del film è l’indagine conoscitiva della società che vuole descrivere, la sua ricerca è orientata nello studio del sottoproletariato. Per stare il più possibile vicino alla “storia da raccontare” trascorre intere giornate con i protagonisti del film, dorme a casa di uno di questi, è il modo migliore per guadagnare la fiducia degli attori. Cogliere nel suo insieme l’ambiente in cui si sviluppa la storia è fondamentale.[1] È lo stesso Caligari che in una intervista[2] ci racconta che fin dai tempi di Amore tossico ha sempre mantenuto delle relazioni privilegiate con alcune persone, da cui arrivava materiale di prima mano con cui far crescere le storie. Emanuel Bevilacqua, figlio di uno degli interpreti di Accattone è stato la sua fonte principale[3]. La pellicola partecipa alla 40a Mostra internazionale del cinema di Venezia del 1983 ma viene ritenuto un film troppo scandaloso, “I francesi dissero, ma un festival che ha paura degli scandali ha paura anche del cinema…”[4].  ed è messo in una sezione marginale, dove vince il premio De Sica.

“Quando Marco Ferreri vide per la prima volta il film non si trattenne: ‘Questo fa una barca di soldi!’. Invece uscì a gennaio, a 4 mesi da Venezia, in sole 15 copie, con tutti gli esercenti d’Italia a chiedere vanamente il film. La magistratura, a causa dei guai della produzione, aveva sequestrato il negativo. Amore tossico scomparve rapidamente, con piena soddisfazione dei censori: “Sa cosa dicevano? ‘Questo sa come comunicare. È pericoloso’”[5].  Ferreri difende il film alla conferenza stampa del Festival, dove tratta male Tatti Sanguineti, e nella trasmissione Rai Giudicatelo voi condotta da Ugo Pirro, in cui si “processa” Amore tossico dove Ferreri dice: “Accattone è il film più vicino a questo film. Mi sono rivisto Accattone… e ho rivisto Accattone raccontato dopo cent’anni… ed oggi Accattone non potrebbe avere la forza che può avere questo film… questo film è Accattone dei nostri giorni”[6].

Accattone (1961), opera prima di Pier Paolo Pasolini (1922-1975), è un film poetico e tragico, destabilizzante e innovativo nel linguaggio, “rovescia i codici estetici del neorealismo in un misticismo laico che si esprime attraverso immagini di rara purezza, un’asciuttezza capace di fondere la gestualità dei corpi che sembrano agire in una tragedia antica, eppure moderna, quotidiana. A recitarla sono personaggi che sembrano mossi da una forza occulta che precede le loro azioni e, negando loro la coscienza di esse, ne stabiliscono, infine, il destino”[7].

Con Accattone Pasolini arriva al cinema dopo essere stato poeta prima e narratore di successo poi, Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959). Diventa cineasta perché, come da lui stesso affermato “voleva trovare un linguaggio che fosse più universale, un sistema di comunicazione che parlasse della vita, anziché con le parole, attraverso la vita stessa, resa dal cinema con l’evidenza delle immagini”[8].

Il film racconta del sottoproletario Vittorio (Franco Citti), detto Accattone, che vive sfruttando una prostituta, Maddalena. Quando Accattone si innamora di Stella sembra intenzionato a cambiare vita, ci prova, trova un lavoro, ma resiste un solo giorno. Per i due protagonisti di Amore tossico Cesare (Cesare Ferretti) e Michela (Michela Mioni), la possibilità di cambiamento è sbeffeggiata:

“… non c’è più niente da scoprì io c’ho voglia de cose nuove, è un po’ che ce penso, stamo tutto il giorno a sbattese a rovinasse a vita e se perdemo tutto er resto, vivemo  a du metri dar mare e ‘st’anno è a prima volta che ce venimo”  “a Michè ma ste cose te vengono in mente solo dopo che te sei fatta, er mare er sole, na bella pera, mettece du violini…” “figurate a me sta roba che gira me rimbarza è scrausa” “se è per questo pure a me non me piglia più, mejo er metadone, te ricordi a robba de quattro anni fa, ce fosse quella sarebbe ‘n’altra storia, non so che darei pe’ famme ‘na pera de qua robba… potremmo pure provà a smette” “se…” “ce potemo provà… no? Sarebbe er tentativo numero dieci, quindici, ce provamo, eh?” “ma che da subito?” “scalamo co’ a robba”[9].

 

Mentre quando decidono realmente di smettere concedendosi l’ultima dose, Michela va in overdose, proprio davanti al monumento di Pasolini all’idroscalo di Ostia, viene portata al Pronto Soccorso. Cesare dopo un’altra dose nel tentativo di fuggire a due poliziotti viene ucciso alle spalle, da un colpo di pistola. Il cambiamento è invece messo in atto dal Vittorio (Alessandro Borghi) in “Non essere cattivo”, mentre il suo amico fraterno Cesare (Luca Marinelli) morirà dopo un tentativo di rapina, come Accattone che dopo un furto per fuggire alla polizia cade dalla moto e muore. Pasolini sceglie attori non professionisti negli stessi posti in cui gira il film “tanto che a tratti diventa quasi impossibile distinguere lo spirito della trasfigurazione poetica da quello dell’inchiesta sociologica”[10]. Caligari sceglie gli attori mentre sono in fila per prendere il metadone. L’uscita di Accattone è segnata da polemiche e problemi. Fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia del ’61, il film non era ancora in possesso del visto di censura per uscire nelle sale. Proprio in quei giorni era in discussione in Parlamento un decreto legge che proponeva di alzare da sedici a diciotto anni il limite della minore età cinematografica. “Ebbene, per intervento diretto del ministro per il Turismo e Spettacolo, Alberto Folchi, il film ottiene il nulla osta, ma nonostante il decreto-legge non fosse ancora stato approvato, viene richiesta l’apposizione, sui manifesti, della scritta “eccezionalmente vietato ai minori di 18”[11].

Caligari, aveva tentato, senza riuscirci, di fare l’aiuto regia nel film Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975). Questo film verrà presentato postumo al Festival di Parigi, a tre settimane dalla morte di Pasolini, come Non essere cattivo, film presentato postumo alla mostra del cinema di Venezia del 2015. Accattone primo film di Pasolini fu anche il primo film vietato ai minori di diciotto anni nella storia italiana. Amore tossico censurato nel primo titolo: Street Heroin, è vietato poi ai minori di diciotto anni.

Per lo stesso Caligari Amore tossico è “Pasoliniano: “ho conosciuto Pasolini con il Vangelo secondo Matteo e Uccellacci e Uccellini. Poi ho visto i film delle borgate. All’epoca non c’erano i dvd e i film quando li andavi a vedere ti restavano dentro. Amore tossico è un realistico documento dell’epoca che aiuta a capire meglio le trasformazioni che sono avvenute nel consumo delle droghe. È uno sguardo non moralistico in cui è assente il gioco para-pubblicitario che c’è ad esempio in trainspotting”[12].

Accattone e Amore tossico sono due film che hanno creato disturbo e disagio, considerati scandalosi per il  fastidio di come la diretta della realtà accendeva la luce sull’esistenza di fenomeni quali la prostituzione e la droga, mettendo davanti agli occhi degli spettatori benpensanti una realtà ignorata o che questi preferivano ignorare, evidenziando in ambedue i casi il degrado come la marginalità del sottoproletariato che rappresentavano per Pasolini, come per Caligari, una diversità sociale e antropologica, cioè un fenomeno storico che lo stato non era riuscito a domare.  Caligari ha raccontato nei suoi film quella pasoliniana malvagità delle borgate, senza giustificarle, ma comprendendole, non c’erano giudizi sui personaggi, ma la loro coerente rappresentazione nell’esattezza della propria essenza. Per lui è stata una necessità, l’urgenza di testimoniare la realtà nel momento stesso in cui accadeva, la volontà di affermare la società nello spazio e nel tempo del suo divenire, e nella sua personale indagine sulla società ha raccontato solo quello che veramente lo interessava.

 

 

Altra BIBLIO-SITOGRAFIA consultata

 

  1. CORDAZZO, Accattone di Pasolini. Dal testo al film. Bologna, Edizioni Pendragon 2008.

 

  1. GREGORIO, “Caligari, fuori concorso come nella vita”, iImanifesto.it/read-offline/155154/caligari-fuori-concorso-come-nella-vita/pdf 29/08/2015

 

  1. CALVI, “C’era una volta l’infanzia, uno sguardo sulla criminalità minorile” Edizioni Dedalo 1993.

 

  1. SANDRI, (a cura di). “Un secolo al cinema: 201 film capolavoro secondo la critica.” Colognola ai Colli, Demetra s.r.l., 1997.

 

http://alessiobacchetta.blogspot.it/2013/09/claudio-caligari-intervista-un-regista.html

[1] Cfr. http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/48-recensioni-e-interviste/interviste/725-raccontando-claudio-caligari-intervista-a-michela-mioni-protagonista-di-amore-tossico

[2] Cfr. http://www.internazionale.it/opinione/christian-raimo/2014/11/15/caligari-due-film-bellissimi-in-trent-anni-e-il-terzo.

[3] Emanuel Bevilacqua sarà poi coprotagonista del secondo film di Caligari,  L’odore della notte del 1998 e avrà una parte nel suo terzo ed ultimo film, Non essere cattivo del 2015

[4] Cit. Amore tossico, intervista al regista Claudio Caligari http://youtu.be/fgUWJ_97t4w

[5] Cit. http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerArticolo.php?storyId=0000002232511

[6] Cfr. Archivio Rai http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2fa32422-fd44-4ccf-8fc4-563cc6361642.html

[7] Cit. M. FANTONI Minnella “Bad boys: dizionario critico del cinema della ribellione giovanile” Milano, Paravia Bruno Mondadori Editori, 2000. Pag. 3

[8] Cit. CARNERO R. “Morire per le idee, vita letteraria di Pier Paolo Pasolini” Milano, Tascabili Bompiani editore, 2010

[9] dialogo dal film Amore tossico

[10] Ibidem CARNERO R.

[11] Ibidem

[12] Cit. http://www.taxidrivers.it/523/interviste/intervista-a-claudio-caligari-lodore-della-notte-e-amore-tossico.html



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è un autore, operatore sociale, educatore. Laureato in Lettere ed in Scienze dell’Educazione e della Formazione, Master in tutela internazionale dei diritti umani. Si occupa di teatro, cinema e sociale. È stato tra gli ideatori ed organizzatori del centro socio-culturale “Angelo Mai” di via degli zingari di Roma. Socio fondatore del Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea. Fa parte della redazione della rivista “Leussein”, collabora con giornali online.


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