Carmine Di Sante, “Dentro la BIBBIA. La teologia alternativa di Armido Rizzi”

      Pensare dentro la Bibbia costituisce una sfida ed una coscienza di un nuovo pensiero, a partire dallo splendido manifesto rosenzweighiano espresso ne La Stella della Redenzione, per giungere al pregnante gioco linguistico di Derrida che nella condizione di jewgreek   rileva la creativa dialettica che passa fra Atene e Gerusalemme, e la legge come un ulteriore invito al pensiero della differenza.

Tuttavia, questo progetto non è affatto estraneo alla teologia, come attesta questo splendido libro di Carmine di Sante, dedicato al prezioso percorso di Armido Rizzi, teologo raffinato ed originale, impegnato nel tracciare un percorso fenomenologico ed ermeneutico del kerygma cristiano, smarcandosi dal patrimonio della filosofia greca per volgersi all’humus significante che emerge dal terreno biblico, del Primo e del Secondo testamento.

     Suggestivo è, in verità, tutto il libro, sia per l’invito che da esso viene a ripensare la teologia in un circolo vitale Parola- Scrittura-Parola, che colleghi decisione esistenziale e coscienza della condizione storica, sia per la pista aperta a trarre giovani legami, per parafrasare Bloch, che tessano una sempre rinnovata capacità ermeneutica.

Dentro la ricchezza del testo, abbiamo cercato di delineare alcuni criteri fondamentali per comprendere il ruolo prezioso della teologia fenomenologica di Armido Rizzi.

Il primo è sicuramente ravvisabile nel kerygma, che è sostanzialmente index veri, a partire da cui comprendere il senso del mito cristiano. Non si tratta di una pura demitizzazione che rimanda alla pura decisione dell’oggi, secondo la linea ermeneutica di Bultmann: Rizzi ritiene che nel mito si ostenda una donazione di senso che anticipa la verità ontologica, ma anche la domanda esistenziale e antropologica sottesa alla condizione umana. In questo senso è dentro il mito che bisogna pensare, non nonostante il mito, al fine di delineare una ermeneutica fenomenologica. Così, rispetto al modello di Atene, nell’ermeneutica biblica, il sorgere del pensiero è dato da una vicenda innestata nella storicità dell’uomo, nella quale si esprime l’Alleanza divina come annuncio di un oggi che fonda un’etica ed una relazione, tanto verso l’altezza divina, quanto verso la dimensione della prossimità umana.

     Per questo motivo, connessa all’orizzonte kerygmatico si attesta la categoria della creazione, che è certamente il termine di una riflessione filosofica, ma in maniera totalmente contrapposta al modello   del kosmos greco.

In primis la creazione è un evento della Parola che disegna uno spazio di senso in virtù della relazione, dunque orizzonte della libera iniziativa di Dio e della responsabilità umana, ovvero orizzonte del comandamento che ingiunge l’Amore come pienezza e come salvezza. Se le cose stanno così, è implicito che la creazione si riveli come spazio-tempo (e dunque non si perde mai il carattere di storicità) nel quale l’oggi dell’Alleanza divina, rinnovandosi, istituisce la condizione per cui l’uomo si sente interpellato da un Amore che, per tal emotivo, può essere comandato,

E’ importante ribadire che, in tal caso, la fondazione della creazione non può che trovarsi nella stessa azione di Dio che connota la sua identità soggettiva.

Molto pregnante, qui, è il ricorrere da parte del teologo Rizzi all’espressione antropopatia come caratterizzazione del linguaggio divino. Un linguaggio che si attesta nella passione per l’uomo e che si fa Agape dinanzi alla povertà dell’uomo fino a vederne il bisogno come diritto, fino a far risplendere il Suo volto come segno di una promessa, di un eschaton compiuto, tanto più compiuto ogni volta che la libertà obbediente si fa memoria attiva di questa azione originariamente gratuita di Dio.

Da questo punto di vista si può concludere come creazione e istanza etica, nel modello biblico siano connesse e come in questa ermeneutica rizziana sia imprescindibile la costituzione ermeneutica a partire da un confronto serrato con il pensiero  ebraico-biblico, che costituisce il senso di un rinnovamento dell’ermeneutica teologica.

     L’ultimo punto riguarda certamente la necessità del dialogo con le religioni, che il teologo Rizzi ravvisa come un dialettico dover andare oltre le religioni, salvando in questo modo, il mistero di Dio dalla presunzione dell’oggettivazione. Per questo è imprescindibile per Rizzi la profonda auscultazione della natura del linguaggio che inguaina un’apertura ad un’esperienza di senso e si attesta come un’indicazione di percorso verso il mistero di Cristo-verità dell’uomo, Verità unica che, tuttavia, eccedente e sovrabbondante, non può che darsi nel sentiero delle infinite fedi.

Questo, sottende, ancor più l’ermeneutica fenomenologica come profonda attenzione alla sete di senso implicata nella storia dell’uomo e nel suo essere chiamato ad essere soggetto del kerygma

Carmine Di Sante, Dentro la BIBBIA. La teologia alternativa di Armido Rizzi, Gabrielli, San Pietro in Cariano, 2018



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Paola Mancinelli è nata ad Osimo (An) nel 1963 e vive a Castelfidardo (An). Ha pubblicato le raccolte di poesia: Vibrazioni (Pentarco, 1986), Momenti dell’essere (L’autore libri, 1987), Come memoria di latente nascita (Edizioni del Leone, 1989), Oltre Babele (Edizioni del Leone, 1991), La Metafisica del silenzio (Stamperia dell’Arancio, 1999), Sovversiva bellezza (Aletti, 2017). Dottore di ricerca in filosofia teoretica presso l’Università di Perugia, è docente di filosofia nei licei. Fa parte della Società Filosofica italiana e cura progetti didattici di storia della filosofia. Fra le pubblicazioni principali: Cristianesimo senza sacrificio. Filosofia e teologia in René Girard (Cittadella, 2001), Homo revelatus, homo absconditus, di alcune tracce kierkegaardiane in René Girard» (in AA.VV., Nota Bene, Quaderni di studi kierkegaardiani, Città Nuova, 2002), Pensare altrove. Rivelazione e linguaggio in Franz Rosenzweig (Quattroventi, 2006), Lo stupore del bello (Polistampa, 2008), Le ragioni del bene: sul pensiero di Hannah Arendt (De-comporre, 2010), il saggio di estetica Grammatiche della bellezza (Aracne, 2017).


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