Call Leussein 3/2016

Argomento: Singulus vs socius?

Invito rivolto a tutti gli studiosi a partecipare al primo numero di Leussein 2016 che avrà per oggetto “Singulus vs socius?”, ovvero il rapporto sempre più problematico e conflittuale tra i moderni processi di soggettivazione e i tradizionali legami sociali.

La questione è quella di capire in quali modi stia cambiando e/o declinando la classica dimensione partecipativa e sociale della politica (partiti, sindacati…), di fronte alle forme inedite di azione e di aggregazione collettiva emergenti, complici i nuovi sistemi di comunicazione.

Se i grandi mutamenti introdotti dall’emergere del neoliberismo, sul finire degli anni Settanta, hanno comportato nelle società più mature dei forti processi di individualizzazione che hanno indebolito molti legami sociali e diverse forme di solidarietà che avevano caratterizzato lo stare insieme (politico e sociale) sin dal dopoguerra, oggi, più di trent’anni dopo, pare interessante indagare il prodotto di questi fenomeni: da una parte l’emergere dell’individuo solitario, imprenditore di se stesso ma sprovvisto di tutte quelle forme di sicurezza, socialità e cooperazione tipiche della società precedente, dall’altra l’irrompere di nuove figure sociali e le tante modalità diverse con cui si esprimono le soggettività contemporanee (si pensi a tutte le nuove professioni che girano intorno all’innovazione della tecnologia informatica, alla variopinta visibilità di forme, manifestazioni e acquisizioni di sessualità differenziate), che hanno dato il via a nuove modalità di aggregazione e di partecipazione (social network). Quest’ultimi sembrano in effetti andare in assoluta controtendenza al processo generalizzato di individualizzazione e frammentazione, rivelando una singolare e inedita capacità aggregativa e organizzativa che giunge fino alle soglie della rappresentanza parlamentare e istituzionale.

 

Proposta:

Descrizione dell’ipotesi di articolo in formato word, 1 cartella (2000 battute)

Scrivere a

rivista@leusso.it

Riportare in Oggetto: call 3/2016 Singulus vs socius?

Allegare breva scheda (10 righe) con posizione biobibliografica personale (3 ultime pubblicazioni)

Scadenze:

Proposta: entro il 15 settembre 2016

Consegna: entro il 15 novembre 2016

Norme redazionali

Verranno date all’accettazione della proposta da parte della redazione

Manifesto della rivista:

In un’epoca caratterizzata da un sentire comune e omologato dalla “società dello spettacolo” (che ipostatizza l’aspetto emotivo, scindendolo dalla sorveglianza critica), dove anche l’informazione (ridotta a sensazionalismo e vouyerismo) fatica non poco a proporre uno sguardo sul mondo attingendo i fatti da fonti genuine e attendibili, l’oscillazione emotiva denotata del verbo Leusso riconsegna all’esperienza del vedere tutta la sua imprevedibilità e allo spettatore la responsabilità di decifrare e tradurre il segno di ciò che vede.

Leussein in greco antico significa “vedere qualcosa che ha una luce propria con sguardo fiero e libero con riferimento a cose gioiose e piacevoli ma anche angosciose e paurose”. L’ambivalenza semantica rivela che il suo significato specifico dipende dal modo di vedere, da come si dà valore all’oggetto veduto e ai sentimenti che accompagnano questo atto. E’ la natura stessa della conoscenza ad essere influenzata dal modo in cui ci si rapporta al mondo.

Saper vedere affettivamente significa vivere questa epoca di transizione con il coraggio e l’incombenza di non estraniarci dal mondo, di non limitare lo sguardo lì fin dove giunge la soglia della nostra sicurezza, ma confrontarci con la significativa emozione che porta chi dal nostro sguardo è per qualsiasi ragione escluso, andandolo piuttosto a cercare per compatirne e comprenderne il carico di sofferenza, frustrazione, incomprensione e indifferenza che  esso prova. Che questo sia un compito a vasto raggio, che implichi i più diversi saperi, come le diverse dimensioni del reale, lo dimostra il fatto che ogni importante emozione dell’altro non percepita per la sua valenza, ma isolando l’altro come Estraneo, Straniero, Nemico, impedisce la già ricordata “fusione di orizzonti” che significa invece sostituire i “giudizi” ai “pre-giudizi”, vedere con occhi diversi l’altro, acché lui possa vedere diversamente noi. Questo autentico cambio di paradigma, gnoseologico come esistenziale, è a nostro modo di vedere indispensabile per riconsiderare oggi il ruolo dell’intellettuale nel mondo della globalizzazione e del clash of civilisations.

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